Nell’occhio del Mostro

Dalle poche tracce fino a noi pervenute, riusciamo a dedurre soltanto alcuni aspetti della complessa personalità di Augusto Soldati. Certo è che quasi cinquanta anni dopo la sua morte, rimane tuttora uno dei casi più intricati e stupefacenti in cui la psichiatria del terzo millennio si sia mai imbattuta. Non starò certo qui a descrivere dettagliatamente la sua infanzia, peraltro già ampiamente sviscerata dal Prof. Luigi Ravaldi nel volume “Augusto Soldati: una storia di oggi “, saggio che pur trattando l’argomento in maniera forse un po’ romanzesca, (è noto che gli anni della pubertà di Soldati rimangono un mistero, anche se qualcuno come il grande criminologo Sergio Horowitzer, a seguito di approfondite ricerche adduce a Soldati il famoso disastro di Vetralla, proprio in quegli anni), conserva però un fascino persuadente, merito della magistrale descrizione sopra le righe del personaggio, e dell’accento dissacrante nel tratteggiare i confini sociali dell’inizio del terzo millennio.

Quello che invece mi propongo, lungi dal tentativo di riabilitazione proposto dal Prof. Cassai, dieci anni orsono, o dalle interpretazioni piuttosto bislacche degli alienisti della torre, o addirittura dall’interpretazione satanica fornita dalla curia ai tempi del processo, ben cinquantadue anni fa, e mai più corretta o rivista. Quello che appunto mi propongo è la consultazione di alcuni nuovi materiali, rinvenuti tre anni addietro presso alcuni lontani eredi di Soldati, molto dubbiosi se richiamare attenzione sul caso o meno. Si tratta di brani manoscritti, due lettere spedite alla madre, ed una parte del diario che il Soldati teneva, il famoso quaderno delle idee, di cui si parlò anche in sede processuale, ma di cui non fu mai provata l’esistenza.
Ora chiaramente, è occorso del tempo per la verifica dei materiali, ritrovati appunto da un pronipote di Soldati, in una busta di plastica cucita all’interno di un orso di peluche, di proprietà della signora Rosa Soldati, mamma di Augusto. Con tutta probabilità, la signora custodiva quel materiale già dai tempi del processo, e ha portato gelosamente nella tomba con sé, alcuni dei segreti di quella mente comunque eccezionale del nostro tempo che rispondeva al nome di Augusto Soldati.

La storia di Augusto Soldati, inizia, o meglio finisce il 14 luglio del 2003, quando in un caldo giorno d’estate, viene annunciato l’arresto di quello che  divenne il malato interesse dei lettori e la gioia dei giornalisti durante i tre anni precedenti. Il massacratore del Lazio, Il mostro della pianura pontina, La bestia del Viterbese, tutte queste creature giornalistiche vengono all’improvviso sovrapposte e ricondotte a un solo uomo, Augusto Soldati.
Trent’anni, single, artigiano camiciaio Soldati è catapultato all’improvviso alla ribalta della cronaca, a lui vengono imputati inizialmente cinquantasei omicidi di vario genere, ma già dopo qualche giorno di istruttoria il numero sale a centotrentacinque, per continuare ad aumentare in maniera esponenziale. L’uomo, che vive in uno stato di profondo disagio mentale, a contatto con la madre e due sorelle più grandi, non sembra rendersi conto del problema che lo avvolge. Non rilascia dichiarazioni, ma è soltanto il suo avvocato, un penalista di Castel Gandolfo, a dichiarare alla stampa e alle televisioni – Il mio cliente si dichiara innocente, e tutte le prove raccolte a suo carico risultano estremamente labili, costruite su di uno schema teso a trovare un capro espiatorio comune per le stragi terribili ed irrefrenabili di cui il vero responsabile è il clima politico e sociale degli ultimi anni -.
La stampa ovviamente non è soddisfatta, ed inizia la macellazione e scomposizione in piccoli pezzi della vita di Augusto Soldati. Terzo figlio di madre vedova, Soldati è cresciuto con le sorelle e la mamma, con la pensione di invalidità civile del defunto padre. Geneticamente la famiglia sopporta un disagio sociale e psicologico che si riflette su tutti i suoi componenti. La sorella più grande, Giada è sposata con due figli, ma soffre di disturbi dell’alimentazione, che la costringono a continui ricoveri in ospedale per via dell’effetto fisarmonica del suo peso. L’altra sorella Carla, soffre di tutte le forme di fobie sociali, è stata costretta ad abbandonare la scuola prestissimo per via della claustrofobia, ma soffre di almeno altri ventidue tipi di fobia, diagnosticata ed in cura presso un centro di igiene mentale. La famiglia si stringe intorno ad Augusto, evitando di rilasciare qualunque tipo di commento o dichiarazione, dal carcere di Rebibbia in isolamento giungono alcune dichiarazioni dei secondini che lo definiscono tranquillo e rilassato. Su di un quotidiano viene paragonato ad Annibal Lechter, il famoso protagonista del film “ Il  Silenzio degli innocenti “.
Per i quindici giorni successivi, la notizia principale a tenere banco su quotidiani e TG è questa, condita con nuove importanti dichiarazioni da parte del PM Giorgio Verdeghi titolare dell’inchiesta, che dichiara di avere parlato a lungo con Soldati. Alla fine di Luglio, Verdeghi viene trovato morto nel suo appartamento, ucciso con un coltello da cucina, trafitto da quarantotto pugnalate. E’ il terrore, si batte la pista dell’associazione a delinquere. Un importante quotidiano Nazionale titola “ Banda di mostri “. Il paese è in preda al panico.

“ ….a volte, quando sono in laboratorio a tagliare le stoffe, mi vengono i brividi, nel sentire scorrere la lama delle lunghe forbici a contatto con il tessuto. Mi sembra di fare del male, di provocare dolore …….non solo alla stoffa, ma anche ai bottoni, quando li cucio……qualunque cosa io debba tagliare o rompere provo pena per gli oggetti inanimati. Non fanno del male a nessuno, gli uomini sono crudeli, gli oggetti e gli animali no…..io amo le piante, mi piace lisciare le foglie con un panno umido e sentire i sospiri di soddisfazione che emettono quando sono ben pulite…Oggi è venuto a trovarmi Vito, ed ha portato con se un foglio…una lista di buoni e cattivi….non ho voluto leggerla, anzi l’ho mandato via perché disturbava il mio lavoro….quando se n’è andato mi sono accorto che i pesci rossi dentro la vaschetta erano morti, l’acqua era bollente. Ho pianto molto per questa perdita….”
Questo breve stralcio, tra quelli trovati nell’orsetto della mamma di augusto, assume una particolare rilevanza, perché per l’ennesima volta vi viene citato il famigerato Vito, che più volte Soldati indica alla giuria nel processo come il suo unico amico. Malgrado ciò abbia scatenato una clamorosa caccia all’uomo nei confronti del famigerato Vito, tutti i risultati sono stati negativi. Le stesse descrizioni del soggetto da parte di Soldati, fanno pensare ad un parto della sua fantasia, più che ad un essere realmente esistito, per via delle molte incongruenze nei racconti. A volte viene descritto come alto e magro, altre ai limiti del nanismo, a volte calvo, altre “ non ricordo “. Su di un unico particolare Soldati insiste, Vito andava a trovarlo praticamente tutti i giorni, ma lui non ricordava mai come e quando lo avesse conosciuto.
A tempo di record inizia il processo, i primi di settembre del 2003, dopo che per tutto il mese si sono fatte supposizioni e considerazioni sull’accaduto. All’inizio del processo si capisce che non sarà opera facile, capire e sbrogliare l’imponente massa di dati e elementi. Unico comune denominatore all’inquietante massa di delitti correlata al mostro è l’assoluta mancanza di prove e testimoni. Nessuno ha mai visto niente, e nessuno è mai sopravvissuto per testimoniare sull’accaduto. Intere famiglie spazzate via, come nel caso della famiglia Ranaldi di Nemi, otto persone arse vive mentre seguivano le estrazioni del lotto alla TV, a tavola. Oppure i venticinque morti dell’Autogrill sulla Roma-Firenze, clienti ed impiegati costretti ad entrare in una cella di congelamento dei surgelati, e lasciati morire così, senza nemmeno una reazione o un urlo.
Finalmente a qualche giorno dall’inizio del processo viene rivelato che gli indizi si sono rivolti tutti verso Soldati perché in ogni delitto, in ogni strage o massacro, una o più delle vittime conosceva o aveva conosciuto almeno superficialmente Augusto Soldati. Un lungo filo che dipanandosi ha condotto gli investigatori al camiciaio di Montefiascone, responsabile di una scia di sangue e violenza come mai sulla faccia della terra nessuno aveva mai visto.

Leggiamo in una delle due lettere ritrovate di recente, e mai ammesse come elementi processuali:
“ Terme dei Papi, 14 maggio 2001. Cara Mamma. Non è che mi stia annoiando tanto come avevo pensato, qui il posto è bello, e c’è parecchia tranquillità. Effettivamente come diceva il povero dottor Moroni, la mia schiena può trarre giovamento da questo tipo di trattamento. Faccio dei fanghi tutti i giorni, e poi mi infilano in una specie di grande anfora, lasciandomi soltanto la testa fuori, e muoio dal caldo per più di un ora. Ma dicono faccia molto bene. Sai il laboratorio è troppo umido, e prima o poi gli effetti si fanno sentire…c’è una cosa che mi infastidisce, è il fatto che la gente si prenda troppa confidenza, quando nessuno glielo chiede. C’è una donna, non tanto giovane, che non fa’ altro che parlarmi quando mi incontra, della politica e di televisione, e ti assicuro non riesco proprio a togliermela di torno, senza risultare scortese… l’altro giorno uno degli inservienti, un romano un po’ prepotente, mi ha chiesto dei soldi extra per portarmi nella piscina privata, quella a cui si accede soltanto con il trattamento lusso….mi sono offeso, e ho detto che lo avrei denunciato se non avesse smesso di chiedere soldi non dovuti…..come stanno Giada e Carla? Mi mancano un po’, anche perché sono preoccupato per il ricovero di Giada, dovrebbe cercare di mangiare un po’ meno, o per lo meno senza troppi grassi……Per fortuna la settimana è quasi finita, e spero di tornare presto a casa nostra, visto che quando uno non è casa si sente sempre leggermente strapazzato, e dopo la brutta esperienza avuta all’andata in quella stazione di servizio di cui ti ho parlato al telefono, farò tutta una tirata al momento di tornare a casa….ora ti saluto, con un grosso bacio. Ciao. Augusto “

Il fatto sconvolgente dell’intera faccenda è che la signora di cui parla Soldati nella lettera, era in realtà Donna Modigliani Gatti, una anziana nobildonna romana trovata decapitata nella sua casa del centro il 20 giugno 2001. L’inserviente delle Terme, sempre nominato nella missiva tale Antongiulio Morelli, è stato rinvenuto sulla spiaggia di Fiumicino sette giorni prima, con le ossa del corpo completamente fratturate, tanto che non è mai stato possibile risalire con sicurezza a quale possa essere stata la causa della sua morte. Inoltre, ma qui entriamo nel campo delle supposizioni, il 24 giugno del 2001, gli impiegati e due clienti della stazione di servizio ERG sulla Via Cassia, in provincia di Viterbo furono ritrovati uccisi, freddati con una pistola calibro 7,65 all’interno del mini market. Niente mancava dalla cassa e dalle tasche degli impiegati. Quindi la conferma di cui avevamo bisogno, se mai ne avessimo avuto bisogno, era questa; chiunque avesse avuto a che fare con Augusto Soldati in maniera che lui avesse reputato discutibile o negativa avrebbe trovato una fine prematura in maniere assolutamente orrende.
Naturalmente lui ha negato e negò sempre tutto. Anzi l’atteggiamento tenuto in prigione e poi in aula sembrava confortare la sua dichiarazione di innocenza. Centinaia di persone rilasciarono dichiarazioni in cui dicevano di conoscerlo da una vita, e di non aver mai avuto nessun dubbio riguardo la sua onestà. L’Italia si divise in innocentisti e colpevolisti, come sempre durante casi di questo genere, e incredibilmente le camicie dell’artigiano raggiunsero quotazioni straordinarie nel commercio dell’usato. Quando mancavano pochi giorni al processo, anche la stampa internazionale iniziò ad interessarsi alla vicenda, e alcune interessanti teorie vennero formulate su di una probabile contaminazione aliena, da parte di uno studioso Inglese dell’università di Oxford.

Ormai le teorie e le idee sull’artigiano di Montefiascone si susseguivano. Ma su tutto, l’unico vero punto oscuro di tutta la vicenda, su cui gli inquirenti insistevano concentrando le indagini era un’altro: chi e dove era Vito?

Non si riuscì ad ottenere maggiore chiarezza neanche ad inizio processo. Anzi successe una cosa che atterrì l’opinione pubblica e fece crescere le misure di sicurezza intorno a Soldati. Due delle guardie giurate che si occupavano del trasferimento dell’imputato dal carcere all’aula bunker, durante il ritorno a casa dopo il servizio, finirono fuori strada con l’auto di uno dei due, che incendiandosi li imprigionò all’interno. I corpi vennero rinvenuti senza che avessero potuto accennare ad una reazione, e dall’autopsia non risultarono tracce di alcool o droghe. Giustiziati? come il PM, e come i due poveri cronisti che avevano parlato della famiglia di Soldati in termini scandalistici, addirittura accusando la mamma, la signora Rosa, di prostituzione e adescamento. Entrambi erano stati rinvenuti morti nelle loro abitazioni, il primo soffocato da una fuga di gas, e l’altro con la gola tagliata, in un lago di sangue. La lunga mano di Augusto Soldati sembrava estendersi su chiunque non fosse dalla sua parte. A questo punto in piena campagna allarmistica, la chiesa cristiana prese una posizione aperta, dichiarando Soldati emissario di Satana, e lanciando un anatema per mano del papa Giovanni Paolo II.
Vennero fondate alcune sette dedicate al “ Nuovo Messia “, o all “ Angelo della morte “, delle quali una in Svizzera, dove sembra ma non è un dato confermato aderì anche una famosa cantante Italiana ormai residente da tempo. Le misure di sicurezza aumentarono, e quasi duecento agenti vennero utilizzati come scorta di giudici e pubblici ministeri. L’Avvocato della difesa rideva a chi gli chiedesse come mai non si sentiva preoccupato.

Dal “ Quaderno delle idee “ il famoso quaderno che Soldati nominò in molti dei suoi interrogatori, e ritenuto il breviario del suo pensiero e dei suoi propositi.
“ Tutto quello che ho è tutto quello che non voglio …….Probabilmente le piante sanno parlare ma non hanno nessun buon motivo per farlo ……credo invece che si stia abusando del dono della parola, così come noi lo conosciamo……oggi ho raccolto in un campo un sasso che stava lì a fissarmi…ci siamo guardati per un venti minuti, infine l’ho raccolto e portato a casa…Vito mi ha sgridato, perché dice che quel sasso era piccolo, e io l’ho estirpato dalla sua famiglia….ora lo staranno cercando….ho ancora così tanto da imparare….”
Questi brevi stralci, sempre scritti in una grafia sicura e stabile, con un pennarello blu, erano corredati da ritagli di giornale spesso commentati, o modificati. Per la maggior parte non se ne capisce il senso, ma si deduce che Soldati divenisse sempre più ossessionato dagli oggetti del secondo e terzo regno. Chiaramente oggi può sembrare facile trarre queste conclusioni, che al limite possono sembrare ovvie, ma in realtà al tempo del processo si è lavorato duramente per capire quali fossero le modalità di azione del Soldati, e in che misura fossero importanti le deviazioni psicologiche da lui sopportate. Si iniziò un approfondito lavoro di perizia mentale per cercare di appurare se ci fosse un disagio, e se confermato quale tipo fosse. Questo costò mesi di ricerche, e perse in parte importanza quando il dibattimento si avviò nella sua fase più calda. Quando l’interrogatorio si concentrò sul ruolo di Vito all’interno della faccenda. Il nuovo PM, Orzalli, si concentrò particolarmente su episodi che potessero ricondurre ad una modalità nella conoscenza tra i due. Vennero effettuati degli esami con l’ausilio di strumenti di tipo chimico, e dell’ipnosi, per cercare di risalire a particolari volontariamente sottaciuti o meno dall’imputato. Ovviamente il risultato fu negativo, la personalità di Soldati sembrava quella di un bambino, semplice e lineare, senza un ombra di violenza o aggressività. E gli interrogatori assunsero un ruolo particolarmente importante nella definizione dei fatti così come li conosciamo. Qui di seguito pubblichiamo alcuni passi salienti dell’interrogatorio del 26 settembre 2003, così come avete potuto leggere in passato la versione integrale su tutti i principali quotidiani e settimanali del paese:
Accusa – da quanto tempo conosce Vito? –
Soldati – Circa tre anni –
A – come vi siete conosciuti? –
S – è venuto lui un giorno a trovarmi in laboratorio –
A – vuole dire che Vito si è presentato così, di punto in bianco da lei. E   cosa le ha detto? –
S – mi ha spiegato le basi della sua teoria –
A – ce ne vuole parlare? –
S – non credo di essere in grado, per lo meno attualmente, ma sostanzialmente si tratta del fatto che ogni individuo porta con se una specie di taccuino, che si compila con tutte le azioni  che facciamo. Vito è in grado di vedere questi taccuini, e di giudicare ….-
A – vorrebbe dire che Vito le diceva chi doveva uccidere …. –
Difesa – Obiezione!  L’imputato non ha ammesso nessuna colpevolezza negli omicidi ascrittigli –
Giudice – Obiezione accolta –
A – riformulo la domanda. Quindi Vito le suggeriva chi non si fosse comportato nella maniera corretta….. –
S – Vito non mi suggeriva niente. Lui veniva a trovarmi e basta. –
(…)
A – saprebbe descriverci Vito, fisicamente? –
S – A volte è alto, altre sembra più basso, certe volte è ben vestito, altre sembra uno sportivo in tuta. E poi delle volte ha i capelli ricci, neri altre è biondo. Una volta l’ho visto completamente senza capelli..-
A – quindi vuole dire che Vito si travestiva per non farsi identificare nei vostri incontri? –
S – Non so, non credo –
(…)
A – Quando è l’ultima volta che lo ha incontrato? –
S – Ieri –
G – silenzio o faccio sgomberare l’aula!!! –
A – E’ sicuro di quello che dice? –
D – Vostro onore, vorrei conferire in privato con il mio cliente per qualche minuto. –
G – La seduta è sospesa, ci aggiorniamo in venti minuti! –
(…)
Cancelliere – In piedi entra la corte –
G – Dunque, Avvocati potete avvicinarvi al banco –
D – Vostro Onore, il mio cliente vuole avvalersi della facoltà di non rispondere a questo interrogatorio –
A – nessuna obiezione –
G – Bene, sia messo a verbale che l’imputato si avvale della facoltà di non rispondere –
(…)

E’ assolutamente fondamentale capire come questo passo abbia influenzato il giudizio della corte e della stessa opinione pubblica nei confronti di Soldati. Che cosa si sono detti l’imputato ed il suo Avvocato in quei minuti di sospensione? Cosa aveva spinto Soldati verso un ammissione talmente assurda da risultare quasi un tentativo per l’infermità mentale? Ovviamente non ci è dato saperlo, così come non siamo sicuri del fatto che Soldati potesse premere verso l’ottenimento dell’infermità mentale, visto che il suo Avvocato non ne fece mai richiesta. Però è di grande rilevanza che a questo punto i media e gli stessi organi ufficiali iniziassero a guardare al caso con occhi un po’ meno semplicistici, tantopiù che nell’interrogatorio di tre giorni dopo ci fu la vera svolta del processo.
Augusto Soldati continuava ad essere interrogato con particolare insistenza sui suoi rapporti con Vito. Le indagini avevano appurato che nessun cliente del laboratorio, né tantomeno parente o conoscente del camiciaio si chiamasse così. Un certo Vito Beralli, di Montefiascone fu quasi linciato dalla folla, perché ritenuto l’amico e confidente di Soldati, ma in un confronto all’Americana, e dall’oggettiva mancanza di qualunque elemento si provvide all’immediato rilascio dell’indiziato.
Durante questo interrogatorio, quindi l’accusa riprese a muovere le proprie pedine intorno all’imputato, sperando di fare leva sull’interesse intorno a Vito, per porre le basi di un processo ad un organizzazione criminale, e non contro un cane sciolto, un elemento isolato.
Accusa – Dunque Augusto Soldati, è corretto affermare che lei e Vito vi incontravate sempre da soli, mai in presenza di terze persone? –
Soldati – è corretto –
A – E lei non ha mai sentito la necessità di invitare Vito fuori, che so al ristorante o ad un cinema? –
S – No, non mi sembra il tipo che abbia questi interessi –
A – e che interessi le sembra abbia? –
S – Spiegare gli equilibri della natura, affinché qualcuno capisca …-
A – Signor Soldati, ma lei in tutta coscienza ha mai pensato che Vito potesse essere un parto della sua fantasia, che so un amichetto immaginario? –
Difesa – Obiezione vostro onore –
Giudice – Obiezione respinta –
A – grazie vostro onore –
G – può rispondere imputato –
S – No, non credo che possa definirlo un parto della mia fantasia, né tantomeno ironicamente un amichetto immaginario –

A questo punto ovviamente la trascrizione non comprende la descrizione degli stati d’animo, dei presenti, ma rivedendo in seguito i filmati dell’interrogatorio si appurò che sia l’accusa, che le due guardie giurate, il cancelliere e sei spettatori di cui tre cronisti, scoppiarono a ridere di fronte al candore con cui Soldati affrontò l’argomento. Nella settimana seguente alla seduta di interrogatorio avvennero nell’ordine questi fatti; l’avvocato dell’accusa fu trovato morente con il cranio sfondato all’interno del garage, mentre si stava recando in aula. Le due guardie giurate furono crivellate di colpi di kalashnikov all’interno dell’auto che li riportava a casa. Il cancelliere morì di emorragia cerebrale fulminante sdraiato nella sua vasca da bagno piena d’acqua, e per quanto riguarda cronisti e spettatori finirono miseramente in vari modi, naturalmente descritti con dovizia di particolari dai media. Dopo di questo, ovviamente la situazione trascese in senso completo. Si instaurò un atmosfera di terrore, ed il processo fu sospeso a tempo indeterminato. Si chiese consulto ad un team di specialisti che comprendeva neurologi, criminologi e un occultista, provenienti per la maggior parte dagli Stati Uniti, ma non si ottenne nulla di concreto. Soldati con un decreto speciale venne trasferito in isolamento, e gli fu proibito di poter comunicare con chiunque, avendo rapporti visivi solamente con un assistente sociale che giorno dopo giorno si sincerava delle sue condizioni fisiche e psichiche. In tutto questo marasma Augusto non parve farsi contagiare dal panico, e rimase molto calmo continuando a professarsi estraneo ai fatti così come gli venivano ascritti.

Leggiamo un altro breve brano tra quelli recuperati nell’orsetto di peluche.
“ Spesso quando sono solo a lavorare in laboratorio ascolto musica classica…rende il mio lavoro ancora più rigoroso di quanto non sia….la precisa cucitura di una manica, e il colletto che cade esattamente simmetrico sui due lati, mi fanno sentire realizzato….la musica riesce a non farmi innervosire, a non perdere la pazienza di fronte agli inconvenienti che si verificano giorno dopo giorno….Oggi è venuto a trovarmi Vito. Riesce sempre a sorprendermi, ma a mettermi anche in agitazione…i suoi giudizi sono troppo severi nei confronti degli esseri viventi….l’altro giorno ha detto che il cane della signora Lollis non era un cane educato, perché aveva fatto un bisogno fuori dal portone….ebbene il povero barboncino è stato investito il giorno seguente mentre usciva dal portone, al guinzaglio…..la signora era disperata…molte volte ho provato a parlare con Vito, di questo….ma lui sostiene che la pietà è un sentimento umano creato da noi stessi, non esiste in natura… “
L’importanza di questi scarni scritti è sostanziale, perché conferma per la prima volta la posizione di dubbio presa da Augusto Soldati, nei confronti del suo amico. Questo in sede processuale avrebbe senz’altro scagionato Soldati da alcune pesanti accuse, concedendogli quanto meno le attenuanti generiche. E’ chiaro che a quel punto della sua situazione le cose si mettessero per il peggio, tutti così convinti che Augusto facesse parte di una feroce banda che provvedeva alla sistematica eliminazione dei loro nemici. Molti si aspettavano da un momento all’altro la comparsa di una esosa richiesta di riscatto, che però non avvenne mai. Solo qualche voce si levava dal coro, come quella della setta degli alienisti della torre che continuavano a sostenere come Soldati fosse entrato in contatto con degli extraterrestri provenienti da un altro pianeta, che avrebbero intrapreso una crociata per l’eliminazione definitiva del male dalla faccia della terra, oppure quella altrettanto inascoltata di un sensitivo di Acqui Terme che sosteneva come Soldati fosse stato posseduto dallo spirito di Monsieur Landru, che avendo trovato un corpo ospitale si stesse rifacendo del tempo perduto.
In realtà quello fu probabilmente il momento più confuso della storia del nostro paese. Ogni giorno articoli e servizi illustravano la vita delle vittime, e addirittura stilavano una classifica di quelli che più probabilmente avrebbero trovato lo morte nei prossimi giorni per mano del mostro. Molti si dimisero dai propri incarichi, e non fu facile trovare un altro PM disposto a sostenere la tesi dell’accusa sapendo di poter morire da un momento all’altro. Alla fine fu presa una decisione sensazionale, il processo riprese, ma l’imputato non sarebbe stato più in aula, e non avrebbe avuto conoscenza dell’identità dei propri accusatori. In pratica venne steso il velo dell’anonimato su tutti quanti si occupassero del caso, in tutti i sensi.
In quel periodo cominciarono ad arrivare i primi risultati da parte dell’équipe mediche che affrontavano il caso. Il più interessante fu quello del gruppo del Dottor Pietro Montironi, illustre psichiatra dell’università di Siena, che per la prima volta fece piegare l’ago dell’interesse verso l’aspetto psicologico, piuttosto che criminale.
In una breve conferenza stampa il Dottor Montironi dichiarò:
“ In virtù degli esami effettuati sul soggetto, la nostra ipotesi è che Augusto Soldati sia affetto da una rara e prima d’ora mai diagnosticata forma di schizofrenia sdoppiata irrazionale. In parole povere, Vito non è altri che lo stesso Soldati, il quale interpreta il suo lato aggressivo, quello intollerante senza possibilità di appello per gli altri, quello che lo rende un cinico ed intollerante serial killer di esseri umani.” A chi gli chiese come mai Augusto Soldati-Vito avesse potuto commettere almeno trenta delitti, rimanendo comodamente tra le pareti della sua cella di isolamento il Professore rispose: “ Il fenomeno così diffuso dai media, ha sicuramente influenzato qualche elemento debole, generando una sorta di effetto transfer da parte di elementi schizoidi paranoici. In sostanza, qualcuno si riconosce nella bandiera Soldati- Vito, e ne prende le parti irrazionalmente difendendo le sue idee, anche a costo di versare del sangue. Grazie “
La tesi non sembrò convincere molto l’opinione pubblica, fu definita “affascinante, ma con molti buchi “ dalla stampa, e cadde completamente nel dimenticatoio, fino a quando il Prof. Montironi venne rinvenuto nel giardino della sua villa dilaniato dalle zanne di quello che venne identificato in base ai morsi come un grande esemplare di doka, un cane Argentino molto feroce, ed usato nei combattimenti clandestini.

Dopo questo fatto qualcuno cominciò a rivedere e ampliare la tesi di Montironi, giudicandola più esplicativa e completa di quanto potesse sembrare in un primo momento, quindi si chiesero lumi ad altri specialisti su come poter limitare il contagio di questa specie di virus di follia che rendeva la gente potenzialmente pericolosa ed imprevedibile.

Dal “ quaderno delle idee “
“ a volte rifletto sui dieci comandamenti…li trovo profondamente ingiusti…perché non hanno pietà delle persone …perché mettono il dito nella piaga…sempre…non possiamo incutere il terrore nella gente….non possiamo metterli di fronte alla prospettiva di un Dio vendicativo che li giudica e condanna…la vendetta come la pietà è degli uomini, non di Dio…” Nelle due pagine seguenti, troviamo un collage di occhi umani, ritagli da riviste che sembrano guardare da ogni lato, come un enorme specchio che riflette le anime degli uomini. La complessa personalità di Augusto Soldati.

La fine della vicenda arrivò improvvisa, per quanto molta gente ritenesse che il processo e l’intera macchina accusatoria sarebbe andata avanti per mesi, forse anni ancora. Durante una fase probatoria del procedimento, Soldati dalla sua cella fece sapere di voler fare una dichiarazione, dopo un certo trambusto ed un visibile imbarazzo del legale di Augusto, fu messa a verbale la sua richiesta di intervento per il giorno seguente, e di conseguenza venne convocato di nuovo in aula, bendato, come da misure di sicurezza e impossibilitato a vedere i suoi accusatori in viso per non trasmettere informazioni preziose.
Il giorno dell’intervento, l’aula rigurgitava giornalisti. Centinaia di televisioni e radio anche internazionali risultavano accreditate all’evento, e la Nazione era paralizzata in attesa delle notizie provenienti dall’aula bunker. I servizi di sicurezza erano stati triplicati, e le riprese potevano essere effettuate soltanto con gli schermi deformanti per evitare che si potesse riconoscere chiunque in quell’aula. Finalmente alle 10,30 del 7 novembre 2003, Augusto Soldati fece la sua comparsa all’interno dell’aula, bendato, e con un dispositivo acustico che rendeva irriconoscibile qualunque voce arrivasse al suo orecchio. Calmo, sereno, con una camicia azzurra a righe verticali bianche ed un paio di pantaloni di vigogna grigi, il camiciaio di Montefiascone prese posto al centro dell’aula, di fronte allo scranno del Giudice. Un silenzio pesante cadde nella sala.
Qui di seguito riporto la dichiarazione integrale rilasciata quel giorno;
Giudice – Allora imputato, ha chiesto la parola se non sbaglio? –
Soldati – Si –
Giudice – Dunque parli –
Soldati – Ho visto Vito, l’altra notte – nessuno rise questa volta, si udiva soltanto il ronzio dei microfoni e delle telecamere che registravano.
– E’ venuto a trovarmi, e per la prima volta mi è sembrato veramente …diverso. Ho cercato di ragionare, ma non ho potuto, aveva una lunga lista, ed ha insistito affinché io l’ascoltassi. In altre occasioni ho potuto evitarlo, ma questa volta….-
Il silenzio era spettrale, non volava una mosca
– Ha detto di dirvi che se  non verrò rilasciato immediatamente il cinquanta per cento delle persone presenti in quest’aula morirà entro due giorni… – continuò con la voce sempre più fragile, spezzata – ed ha detto anche di dire che queste persone (…) si sono rese colpevoli di (…) – e snocciolò una serie impressionante di peccati veniali e capitali, che andavano dall’adulterio del giudice immediatamente paonazzo in viso, alle frodi fiscale, alle molestie sessuali ai bambini da parte del vice questore aggiunto, che non riuscì ad emettere nessun suono dalla bocca aperta e strozzata.

Subito fu il caos.
Il giorno seguente i quotidiani titolavano “ Ultimatum allo stato “ “ Soldati minaccia la giustizia “ “ scandalo in aula: chi giudica i giudici? “, tutti gli opinionisti trillavano contro o a favore di quello che era successo, ma nessuno si preoccupò di considerare se la minaccia di Augusto Soldati avesse o meno fondatezza. Il camiciaio dopo la dichiarazione in aula si era chiuso in un mutismo forzato, fissando la parete della cella e rifiutando cibo e acqua. Ovviamente il caos divenne isteria quando dal giorno seguente decine e decine di persone iniziarono a morire improvvisamente senza una ragione precisa di fronte ai colleghi o ai parenti.
Naturalmente la profezia dell’imputato si avverò in pieno, tutti i personaggi nominati in aula rimasero uccisi, chi di morte violenta, chi di incidente domestico, chi di apparente morte naturale.
Si posero ovviamente due generi di problemi; il primo era quello di rimpiazzare materialmente le persone scomparse, vedi il giudice trovato impiccato nel bagno del suo appartamento in centro, il secondo quello di trovare rapidamente il sistema per non cedere al ricatto della banda di Augusto Soldati e porre fine alla lunga striscia di sangue che ormai insanguinava il paese da troppo tempo. Basti pensare che a quel punto i morti causati direttamente o indirettamente dall’incriminato erano arrivati a quota quattrocentoquarantadue, ben più di qualsiasi disastro naturale sopportato dal paese.
Chiaramente il problema era di rilevanza internazionale. I paesi confinanti temevano un improvviso allargamento delle operazioni criminali nei loro confini, ed il governo lavorava alacremente alla risoluzione di questo problema apparentemente senza uscita.
Quello che venne raggiunto il 3 ottobre del 2003 fu un verdetto storico, per via dell’inusualità e dell’importanza politica. Leggo per conoscenza un estratto del messaggio del Presidente della Repubblica Italiana alla nazione, trasmesso a reti unificate la sera del 2 ottobre 2003 alle 20.30:

” ….talvolta, dicevo, il ruolo che con tanto entusiasmo rivestiamo può portare a decisioni che all’apparenza possano risultare impopolari, o perlomeno drastiche….è per questo che la camera dei deputati e il senato, riuniti in seduta straordinaria ormai da una settimana, mi hanno incaricato di diffondere al paese la notizia dell’avvenuta delibera di un procedimento di urgenza, paragonabile sostanzialmente all’applicazione della legge marziale per i reati in tempo di guerra … per questo, giudicando augusto Soldati individuo estremamente pericoloso per la salute del paese, e del mondo intero, e vista la sua stessa ammissione di colpa in aula quando ha diffuso il messaggio della richiesta di liberazione da parte della sua banda, il Governo della repubblica Italiana ha stabilito che Augusto Soldati venga condannato alla pena di morte nei termini e nella modalità che l’aula stabilirà nella seduta di domani mattina. Che Dio abbia pietà della sua anima. ”

Non ci fu neanche il tempo di trasmettere materialmente il messaggio, che i centralini delle reti televisive, dei giornali e delle agenzie di stampa vennero presi d’assalto in una frenesia che durò qualche ora dopo la comunicazione televisiva. Tutti volevano esprimere la propria opinione, che andava dall’entusiasmo del cittadino qualunque per la liberazione prospettata, allo sdegno di alcune frange dell’estrema sinistra per il ritorno ad una usanza definita barbara.
Non voglio entrare nel merito della portata di questa enorme onda di piena, però credo che non si vide mai una tale e diversa esposizione di pareri e teorie, anche da autorevoli fonti del mondo estero.
La cosa importante è che Augusto Soldati venne giustiziato il 5 ottobre 2003, con un iniezione letale che lo stroncò in quarantotto secondi, mentre piangendo assicurava di non aver mai fatto nulla di male. Il Presidente della Repubblica morì stroncato da un Ictus la notte del 6 ottobre, anche se nessuno poté mai giurare sul collegamento delle due cose, ma quando in diretta televisiva Augusto Soldati spirò, tutta la nazione tirò un grande sospiro di sollievo che sembrava di poter udire uscire dalle finestre delle case, dai negozi, dalle chiese come una grande folata di vento gelido.

Ho scritto queste righe, a cui spero qualcuno degli studiosi dell’epoca vorrà dare ascolto, perché in realtà non siamo mai in tutti questi anni riusciti a dare una spiegazione reale a ciò che successe cinquanta anni fa. Vito sembrò scomparire nel nulla, e nessuno ne sentì più parlare, e in capo a qualche anno la vicenda finì sui testi di storia e sui trattati di criminologia come caso insoluto. Però l’ultima lettera che Augusto soldati scrisse quando era in vita, e miracolosamente pervenuta a noi, credo tramite il brevissimo incontro che Augusto ebbe con la mamma prima di morire, mi ha fatto pensare, che in quel periodo successe qualcosa di veramente grande, che probabilmente non siamo riusciti a comprendere, ma che avremmo potuto risolvere in maniera decisamente diversa. Questo è quello che Soldati scrisse su di un rotolo di carta igienica, e che l’orsetto di peluche ci ha consegnato cinquant’anni dopo.

” Roma 3 ottobre 2003. Cara Mamma, cara famiglia. Ho appena saputo di dover morire. Senza aver fatto nulla, senza aver mai nemmeno insultato qualcuno, o tirato una cartaccia in terra. Mi dispiace molto per voi, per Giada e Carla, perché sarete sempre la famiglia del mostro, e non ve lo perdoneranno mai.
E’ appena andato via Vito, oggi era magrissimo, e dalle sue mani usciva sangue, lentamente, ma senza macchiare in terra. Mi ha guardato a lungo senza parlarmi, e poi ha sorriso, quando io gli ho chiesto perché tutto ciò. Lui ha risposto che tra qualche tempo ci sarebbe stato un altro Augusto Soldati, e poi un altro ed ancora uno, e a quel punto il male e la disonestà sarebbero stati cancellati ed il mondo sarebbe tornato quel posto meraviglioso che un tempo era. Sono confuso, a volte credo di essere pazzo, perché capisco che Vito non dovrebbe esistere, ed invece è qui e mi parla, e fa tutto quello che promette, ed a quel momento gli ho chiesto perché non mi salvava la vita, e lui ha sorriso ancora ed ha detto che io ero solo uno strumento, ero solo la cartina al tornasole della malvagità, e che la pietà non esiste, l’hanno inventata gli uomini. Poi mi ha accarezzato la testa, mi ha guardato con tenerezza ed ha detto – tornerò -, e poi se ne è andato, aprendo la porta e chiudendosela alle spalle come sempre. Sono così spaventato, muoio senza colpe, solo per aver avuto la sfortuna di essere stato scelto da questo uomo. Ora devo smettere di scrivere, non ho più carta, ma vorrei continuare per sempre. Un abbraccio, ricordatemi più che potete. Augusto “

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