Pianeta di disciplina

Mi duole la testa. Sto scendendo lungo un pendio erboso, molto scosceso. Verde, verdissimo, alcune piante leggermente spinose mi graffiano le caviglie. Scivolo, cado sul sedere provo a rialzarmi. Cado in avanti, viso sul terreno. Nella bocca semiaperta entra del terriccio umido. L’odore dell’erba bagnata. Mi fermo, trattenuto da qualche arbusto, qualche metro dopo. Guadagno nuovamente la posizione eretta e continuo a scendere. Il panorama che ho di fronte è da togliere il fiato. Colline completamente ricoperte di vegetazione, in una vallata che si estende a perdita d’occhio in tutte le direzioni. In basso, centinaia di metri sotto di me un fiume, taglio schiumoso tra le due labbra lussureggianti. Nuvole di umidità avvolgono le colline, e qua e là scaricano il loro contenuto sulle cime degli alberi. Non so parlare. Continuo a scendere, incurante delle storte e dei tagli, accompagnato soltanto dall’ansito del mio respiro.

 

— Proviamo ad idratare. — — trecento millilitri di salina — — ok — — Non scende. — — va bene, somministriamo dieci di epinefrina. Vai —  — Niente da fare lo perdiamo — — Aumenta la frequenza a centoventi. Dai proviamo —

 

Ho la bocca asciutta, e un fischio nell’orecchio. Seduto al centro di una radura non più larga di dieci metri, sto mangiando qualcosa. E’ crudo e saporito. Ciuffi di erba sferzati dal vento mi osservano tutto intorno. Sono ciuffi solitari, intrisi di altitudine, circondati dal nulla. Mi alzo, sono nudo e tre lacrime mi rigano le guance. L’orlo è scabroso, con sassi che si staccano e precipitano verso la terra. Una scala scolpita nella roccia scende nel vuoto, senza corrimano, senza protezione. Soffro di vertigini e dovrò scendere. Faccio una fatica tremenda a tentare di pensare. E non so parlare. Perché?. Scendo.

 

— Si, ora è intubato — — bene proviamo ad intervenire. Zona intercostale sinistra — — Tranquillo, so quello che faccio. Come sono i valori? — — nella norma e stabili — — Vuoi aiuto? — — no, è una cosa che ho fatto mille volte. — — poi se lo perdiamo, amen — — non sa da quanto tempo è qui — — mi dia i valori per favore ! —  — stabili —  — va bene, vado —

 

Cammino in una radura, ora. Ho i piedi sanguinanti e gonfi, e la testa mi duole solo da un lato. Pezzi di frasi e domande intervengono nella mente, ma senza un preciso scopo. A volte mi chiedo che posto è questo, e come mai sono arrivato qui. A volte. Più spesso non ho chiarezza. Solo una musica , come un pezzo di metallo percosso con un cucchiaio di metallo anch’esso. Uno strumento, ma non ricordo quale. E poi non so parlare. A volte ci provo, ma non esce nulla, neanche un verso, un urlo. Non è una radura, è una pianura. Enorme e gialla di stoppie e erbe secche. Percorro un sentiero battuto da ore, ma nulla è differente dalle erbe che i miei occhi ormai conoscono. Una stella è alta nel cielo, e diffonde la luce ambra in tutta la volta celeste. E’ un posto sereno, questo, e tutto lo comunica, ma mi sento tanto stanco, e credo che mi fermerò a riposare un po’.

 

— Allora! Aspiriamo si o no? — — Va bene così? — — si, si va bene — — sei riuscito ad asportarlo? — — sembra di si, ma era troppo grande. Non so quanto potrà reggere — — valori in discesa! — — legga!— — pressione sessanta su ottanta —  — presto, preparare rianimatore — — polso filiforme — — lo perdiamo. — — pressione in discesa, quaranta su sessanta — — rianimiamo, dopo chiudo — — pronti? Via —

 

L’ho veduto da molto lontano, forse tre o quattro chilometri, ma la visibilità è alta, e non ho avuto dubbi. Mi sono incamminato nella sua direzione, quando la stella era alta ed emanava luce rosata, ora è leggermente più bassa ed arancione intenso. Ho sperato per tutto il tempo che non avesse cambiato direzione, perché nel momento in cui ho disceso l’altura l’ho perso di vista, e non sono riuscito a vederlo più. Ci sono una serie di canaloni, come le grinze di una tovaglia, che nascondono la vista a chi scende dalle colline. Devono essere piuttosto alti, perché all’interno di essi non si ode nulla. Ho percorso molto più di quattro chilometri. Devo essermi ingannato. Sento come un fischio che mi esce dal petto, e sono molto stanco. Ho anche provato ad urlare, ma niente esce dalla mia bocca. Risalgo un piccolo crinale esposto, sotto di me dovrebbero esserci i canaloni, e dovrei riuscire a osservare l’intera vallata. Un ultimo sforzo e sono in cima. Ecco. Non posso crederci, è qui sotto, a cento metri da me. Mi duole tanto la testa e mi viene da piangere, anche se non so perché.

 

— Da quanto non c’è battito? — — due minuti — — va bene — — ancora epinefrina, e rianimiamo a cento — — pronta — — vai — — niente — — ancora, vai — — valori? — — non rilevati — — tentiamo ancora una volta —

 

Ci siamo trovati da un po’. Pensavo di essere molto più felice di vedere un altro essere umano, invece ci siamo seduti uno di fronte all’altro, senza fare niente. Avrei voluto parlare, abbracciarlo, dirgli e chiedergli mille cose. Invece non ho fatto niente. Ho dovuto sedermi perché sono sfinito. Respiro affannosamente e la testa mi cade sul petto. Non vedo più molto bene, è come se la stella si fosse oscurata, e la sua luce diventasse grigia. Non so parlare. Mi sto addormentando, ma la cosa che mi rasserena un poco è che l’ultima cosa che vedo è il volto di un altro essere umano, anche se sta piangendo.

 

— L’ultima, dai — — pronto — — vai — — niente — — lasci perdere dottore glielo ho detto, non vale la pena — — ma si, lascia stare — — va bene, stacca tutto —  — referto ad/34237. Prigioniero Martin Werner anni 104. Causa del decesso blocco cardiocircolatorio, causato da massa tumorale all’emitorace sinistro. Ora del decesso 11.42. — — andiamo a pranzo, dai — si, arrivo —

Una risposta a “Pianeta di disciplina

  1. fede

    dire che sei portato per la narrativa fantastica (la definizione di genere è molto riduttiva, lo so) è così poco che quasi mi vergogno a commentare. vado avanti, la lettura del giorno è ogni giorno il tassello mancante di un mosaico bizantino. aspettiamo, devono leggerti tutti.baci

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